La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
Dopo l'allarme lanciato da Marchionne sulla possibile chiusura di stabilimenti, il premier Berlusconi assicura:"Sugli incentivi per l'auto il governo non si tirerà indietro". Parole definite "rassicuranti" dall'ad della casa torinese. Presidio delle tute blu di Pratola Serra, nell'avellinese, che vedono a rischio i 1.800 posti di lavoro legati dallo stabilimento, senza contare l'indotto. La Cgil chiede un incontro col governo e con l'azienda affinché le scelte sugli incentivi siano vincolate alla tutela dell'occupazione e delle produzioni in Italia. Ferrero (Prc): "Sperpero di denaro pubblico"
Complice la crisi economica, il mercato dell'auto in Italia e in Europa "non è ancora in grado di reggersi sulle proprie gambe". Ecco perché è necessario mantenere gli incentivi "per l'anno prossimo e per il 2011" anche se "a calare in modo graduale". Perché "è ovvio che non si può continuare per sempre questo sistema".
Lo ha detto l'ad del gruppo Fiat Sergio Marchionne nel suo intervento all'assemblea pubblica dell'Anfia, oggi a Roma a Palazzo della Cancelleria. "Siamo disposti a lavorare con il sistema per trovare una soluzione sugli incentivi", ha detto Marchionne, definendo "incoraggianti" le aperture del premier Silvio Berlusconi sulla proroga dei sostegni per l'acquisto di auto ("Responsabilmente esamineremo la situazione: abbiamo già fatto un intervento positivo per il settore automobilistico come per quello degli elettrodomestici e al momento opportuno, mi sembra che la scadenza sia a fine anno, il Governo non si tirerà indietro" ha assicurato il premier).
"Bisogna trovare il metodo per entrare in una fase graduale di diminuzione di questi incentivi tra il 2010 e il 2011 - è la controreplica dell'ad Fiat -. Naturalmente bisogna ragionarci e vedere in che modalità farlo". Il fatto è che "un taglio netto farebbe ripiombare la domanda nel baratro con conseguenze pensantissime per il settore", ha continuato, per questo serve trovare una via d'uscita morbida dalla fase degli incentivi. Ma non solo nel Belpaese, in tutta Europa.
Secondo Marchionne la maggior parte degli eco-incentivi varati nella Ue punta a rinnovare il parco circolante riducendo le emissioni e ciò "favorisce ovviamente l'acquisto di vetture più piccole". E' quindi evidente "che gli acquisti fatti sotto la spinta degli incentivi non sono distribuiti in maniera uniforme sui segmenti - ha ribadito il top manager - ma sono concentrati su quelli più bassi. E' altrettanto evidente che senza una politica di phase-out graduale dagli incentivi saranno i modelli dei segmenti più piccoli a soffrire di più nel 2010".
Marchionne, d'altra parte, ha fatto una stima delle immatricolazioni per l'anno prossimo. E le previsioni non sono affatto rosee. "Nel 2010 - ha affermato all'assemblea dell'Anfia - la previsione più credibile per il mercato dell'auto europeo è di quasi 12,5 milioni di immatricolazioni. Significa oltre un milione di unità in meno rispetto a quest'anno". Confrontando questi dati con il 2007 "il crollo sarà superiore al 20 per cento".
Questo perché "tutti noi che operiamo nel settore sappiamo bene che gli incentivi non hanno smosso soltanto gli acquisti previsti per l'anno in corso ma hanno in parte anticipato anche quelli futuri", ha chiarito Marchionne, dunque "non è azzardato ritenere che circa mezzo milione di vetture vendute nel 2009 grazie agli incentivi siano in realtà anticipi di acquisti che si sarebbero comunque fatti negli anni successivi".
Quanto al mercato italiano, ha proseguito l'ad di Fiat, "in assenza di un'uscita graduale dalla fase degli incentivi, è ragionevole pensare che il mercato nel 2010 scenda ben al di sotto della soglia dei 2 milioni, con una perdita di circa 600 mila unità rispetto a un anno come il 2007". Riguardo all'anno in corso, Marchionne ha sostenuto che "le misure di sostegno al mercato hanno contenuto il calo delle vendite, che dovrebbero attestarsi a fine anno poco sopra quota 2 milioni di unità, cioè oltre il 6 per cento in meno rispetto al 2008".
Ma le stime non devono scoraggiare, "l'industria dell'auto è pronta ad affrontare una nuova fase", ha detto il top manager, ma "i nostri sforzi da soli non sono sufficienti. Occorre che tutti gli attori coinvolti vogliano davvero risolvere i problemi che soffocano questo settore" e "fare la loro parte". Per esempio la Ue dovrebbe "evitare il varo di norme che non produrranno altri effetti se non quello di mettere il comparto definitivamente fuori gioco", ha puntualizzato Marchionne riferendosi all'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e la Corea del Sud che gli Stati membri si apprestano ad approvare. Secondo il leader del Lingotto "una volta approvate queste concessioni e azzerato il dazio dell'import nell'Ue, i costruttori coreani potranno disporre di un enorme vantaggio competitivo, fino a 1.500 euro per vettura".
Ma è implicito il riferimento alla trattativa in corso con i sindacati per il rinnovo del contratto delle tute blu. Le "parti sociali" - dice l'imprenditore - "dovrebbero rendersi conto che con il conflitto a priori non si va da nessuna parte. Anzi, penso che azioni di scontro immotivate portino solo danni, perché non fanno altro che regalare occasioni d'oro alla concorrenza".
Infine il governo dovrebbe allargare la Tremonti-ter ai veicoli commerciali e industriali, che sono "in profonda crisi". Un intervento del genere, ha detto l'ad di Fiat, "sarebbe una boccata d'ossigeno non solo per l'industria del settore ma anche per centinaia di migliaia di persone che lavorano con questi mezzi: artigiani, commercianti e autotrasportatori".
Il manager ha poi portato l'attenzione sul gruppo Fiat, elencando i progetti futuri e i progetti mancati. Innanzitutto, ha dichiarato, "oggi si chiude il terzo trimestre" e "quello che posso garantire è che l'andamento economico del gruppo è perfettamente in linea con le nostre previsioni". Quanto all'alleanza con Chrysler, dopo aver ricordato che "stiamo procedendo a ritmo molto serrato per poter presentare il piano industriale a novembre", Marchionne ha ribadito "l'importanza vitale dell'operazione conclusa con il costruttore americano". Non solo infatti "ci permetterà di tornare negli Stati Uniti con il marchio Alfa Romeo e con altri prodotti di successo come la Cinquecento" e "ci darà la possibilità di rafforzare la nostra base tecnologica con l'accesso alle tecnologie dell'ibrido e dell'elettrico che Chrysler ha già pienamente sviluppato", ma soprattutto l'operazione Fiat-Chrysler "ci farà raggiungere un'adeguata massa critica per continuare a sopravvivere in un mondo che sta cambiando". L'obiettivo infatti, ha osservato Marchionne, è quello "di aumentare il numero complessivo di vetture prodotte da un singolo costruttore (circa 5,5-6 milioni) e aumentare il numero di vetture ricavate da una singola piattaforma (almeno 1 milione di auto per piattaforma)".
Nel merito delle richieste della Fiat di reiterare gli incentivi per l'auto, interviene la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso che sottolinea come "da un anno chiediamo alla Fiat di conoscere il piano industriale del gruppo e la certezza di una missione produttiva per tutti gli stabilimenti, a partire da Pomigliano e Termini Imerese, proprio per scongiurare effettivamente i problemi occupazionali". Per questo, conclude Camusso, "chiediamo che si convochi al più presto un incontro col governo e con l'azienda a Palazzo Chigi e che le scelte sugli incentivi siano vincolate alla tutela dell'occupazione e delle produzioni in Italia".
Critico anche Paolo Ferrero, segretario del Prc. "Una cosa è certa: l'idea di continuare con la politica degli incentivi vuol dire solo sperperare denaro pubblico, mentre quello che andrebbe fatto e lanciato, invece, è un grande piano di intervento pubblico sul mondo dell'automobile, a tutela dei livelli occupazionali nelle fabbriche a rischio".
"Gli incentivi promessi, tanto per cambiare, dal governo Berlusconi all'auto, e dunque alla Fiat - prosegue Ferrero -, promessi dietro la patetica scusa degli ‘stabilimenti a rischio', nascondono la solita regalìa dei governi di tutti i colori alla casa automobilistica torinese, ma nascondono anche un'amara verità: mai una volta che i soldi, sotto forma di incentivi, vengano promessi ed elargiti ai lavoratori, gli unici che rischiano davvero il loro posto di lavoro e che le automobili le producono sul serio e a costo di grandi sacrifici, a differenza di Marchione e di tutti gli industriali dell'automobile, capofila di quella Federmeccanica che rifiuta ogni trattativa con i metalmeccanici della Fiom-Cgil".
“Noi la crisi non la paghiamo!”