La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
Tradotto dallo spagnolo per Indymedia Italia da Teresa Baratta
Quando i militari honduregni, due settimane fa, rovesciarono il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya, probabilmente ci sarà stato un sospiro di sollievo nelle sale del consiglio corporativo Chiquita banana. All’inizio di quest’anno la compagnia fruttiera con sede a Cincinnati, USA, si unì all’azienda Dole nella critica al governo di Tegucigalpa che aveva aumentato il salario minimo del 60%. Chiquita lamentò che le nuove regole avrebbero colpito i proventi della compagnia, ed avrebbero fatto sì che i costi diventassero più alti che in Costa Rica: 20 centesimi di dollaro in più per produrre una cassa d’ananas e 10 centesimi in più per una cassa di banane, per essere esatti. Facendo i conti, Chiquita era preoccupata perché avrebbe perso milioni con le riforme salariali di Zelaya, dato che la compagnia produceva circa 80 milioni di casse d’ananas e 22 milioni di casse di banane all’anno.
Quando venne emanato il decreto sul salario minimo, Chiquita cercò aiuto e si appellò al Consejo Hondureño de Empresa Privada (COHEP). Come la Chiquita, il COHEP non era favorevole alle misure di Zelaya sul salario minimo. Amílcar Bulnes, presidente del gruppo, sostenne che se il governo avesse applicato l’aumento del salario minimo, gli imprenditori sarebbero stati costretti a licenziare, aumentando quindi la disoccupazione del Paese. Come principale organizzazione degli imprenditori in Honduras, COHEP raggruppa 60 associati impresariali e camere di commercio che rappresentano tutti i settori dell’economia honduregna. Come riportato nel suo stesso sito internet, COHEP è il braccio politico e tecnico del settore privato honduregno, appoggia gli accordi di commercio e fornisce “appoggio critico al sistema democratico”.
COHEP sostiene che la comunità internazionale non dovrebbe imporre sanzioni economiche contro il regime golpista di Tegucigalpa, perché peggiorerebbero i problemi sociali dell’Honduras. Nel suo nuovo ruolo di portavoce dei poveri dell’Honduras, COHEP dichiara che il Paese ha già sofferto terremoti, piogge torrenziali y la crisi finanziaria globale. Prima di castigare il regime con misure punitive, argomenta COHEP, le Nazioni Unite e l’Organizzazione degli Stati Americani dovrebbero inviare squadre di osservatori per valutare come le sanzoni colpirebbero il 70% degli honduregni che vivono nella povertà. Intanto, Bulnes ha espresso il suo appoggio al regime golpista di Roberto Micheletti e sostiene che le condizioni politiche in Honduras non siano favorevoli al ritorno dall’esilio di Zelaya.
Chiquita: da Arbenz a Bananagate
Non sorprende che la Chiquita si allei con forze socialmente e politicamente retrograde in Honduras. COLSIBA, l’organismo di organizzazione dei lavoratori delle piantagioni di banane in America Latina, sostiene che la compagnia fruttiera non abbia fornito i suoi lavoratori delle attrezzature di sicurezza necessarie e che abbia cercato di ritardare la firma di accordi salariali collettivi in Nicaragua, Guatemala e Honduras.
L’Organizzazione Latinoamericana dei Sindacati Bananieri, COLSIBA, paragona le condizioni lavorative infernali nelle piantagioni della Chiquita con i campi di concentramento. E’ un paragone fortissimo, che può però rappresentare in parte la verità. Le donne che lavorano nelle piantagioni della Chiquita in America Centrale lavorano dalle 6.30 della mattina fino alle 7 della sera, con le mani che bruciano dentro ai guanti di gomma. Alcuni lavoratori hanno solo 14 anni. I lavoratori nelle piantagioni di banane hanno denunciato che la Chiquita li espone nei terreni a DBCP, un pericoloso pesticida che causa sterilità, cancro e difetti congeniti nei bambini.
Chiquita, prima conosciuta come United Fruit Company e United Brands, ha avuto una lunga e sporca storia politica in America Centrale. Diretta da Sam “The Banana Man” Zemurray, United Fruit entrò nel business delle banane all’inizio del XX secolo. Una volta Zemurray osservò: “In Honduras, una mula costa più di un membro del parlamento”. Negli anni Venti la United Fruit controllava 263.000 ettari della miglior terra dell’Honduras, circa un quarto del terreno coltivabile del Paese. E inoltre, controllava le strade e le vie ferroviarie.
In Honduras, le compagnie fruttiere estesero la propria influenza su tutti gli aspetti della vita del Paese, inclusa la politica e le forze armate. Per la loro tattica venne loro affibbiato il soprannome di “polpi”. Coloro che non accettavano il gioco delle corporazioni venivano trovati spesso morti nelle piantagioni. Nel 1904, il comico O. Henry coniò il termine “repubblica delle banane” per riferirsi alla tristemente famosa United Fruit Company e alle sue attività in Honduras.
In Guatemala, la United Fruit appoggiò il golpe militare diretto dalla CIA nel 1954 contro il presidente Jacobo Arbenz, un riformista che cercò di realizzare la riforma agraria. Il rovesciamento di Arbenz portò a più di trent’anni di insicurezza e guerra civile in Guatemala. In seguito, nel 1961, la United Fruit prestò le proprie barche agli esiliati cubani spalleggiati dalla CIA che cercarono di rovesciare Fidel Castro nella Playa Girón.
Nel 1972, la United Fruit (ribattezzata United Brands) portò al potere il generale honduregno Oswaldo López Arellano. Tuttavia, il dittatore dovette rinunciare al potere dopo lo scandalo infame “Bananagate”, che riguardava bustarelle date dalla United Brands a López Arellano. Un giurato dell’accusa statunitense accusò la United Brands di aver corrotto Arellano con 1,25 milioni di dollari, con la promessa di ulteriori 1,25 milioni se il militare avesse accettato la riduzione delle tariffe doganali sull’esportazione di frutta. In seguito al Bananagate, il presidente della United Brands cadde da un grattacielo di New York, per un apparente suicidio.
Gli anni Go-Go di Clinton e la Colombia
La United Fruit si stabilì anche in Colombia e, durante le sue operazioni nel Paese sudamericano, sviluppò un’immagine non meno accidentata. Nel 1928, 3.000 lavoratori si misero in sciopero contro la compagnia per chiedere migliori condizioni di lavoro e aumenti salariali. La compagnia, inizialmente, rifiutò i negoziati, poi però cedette su alcuni punti meno importanti, e dichiarò che le altre richieste erano “illegali” o “impossibili”. Quando gli scioperanti rifiutarono di disperdersi, i militari spararono contro i lavoratori, uccidendone molti.
Si potrebbe pensare che la Chiquita abbia riconsiderato le sue politiche in materia di lavoratori dopo ciò che successe, ma alla fine degli anni Novanta la compagnia cominciò ad allearsi con forze insidiose, in particolare con paramilitari di estrema destra. La Chiquita li pagò fino a più di un milione di dollari. Per difendersi, la compagnia dichiarò che semplicemente pagava i paramilitari per ottenere protezione.
Nel 2007, la Chiquita pagò 25 milioni di dollari per mettere fine a un’indagine del Dipartimento di Giustizia su questi pagamenti. La Chiquita fu la prima compagnia nella storia degli Stati Uniti ad essere condannata per affari finanziari con un’organizzazione terrorista specifica.
In un processo contro la Chiquita, alcune vittime della violenza paramilitare affermarono che l’azienda istigava a commettere atrocità, inclusi terrorismo, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Un avvocato dei ricorrenti disse la relazione tra la Chiquita e i paramilitaria “riguardava l’acquisizione di tutti gli aspetti della distribuzione e della vendita di banane attraverso un regno del terrore.”
Di ritorno a Washington, Charles Lindner, direttore esecutivo della Chiquita, si occupava di corteggiare la Casa Bianca. Lindner era stato un grande finanziatore del Partito Repubblicano, però cambiò fazione e cominciò a donare denaro ai democratici di Bill Clinton. Clinton ricompensò Lindner fornendo un appoggio militare fondamentale del governo di Andrés Pastrana, responsabile della proliferazione degli squadroni della morte di destra. In quei giorni gli Stati Uniti davano impulso al progetto di libero commercio amichevole nei confronti delle corporazioni dell’America Latina, una strategia realizzata dal vecchio amico d’infanzia di Clinton, Thomas “Mack” McLarty. Alla Casa Bianca, McLarty fu Capo del Gabinetto e Inviato Speciale per l’America Latina. E’ un personaggio affascinante di cui tornerò a parlare tra poco.
La connessione Holder-Chiquita
Vista la storia poco pulita della Chiquita in America Centrale e in Colombia, non sorprende che la compagnia abbia cercato di allearsi in seguito con la COHEP in Honduras. Oltre ad intrallazzare con associazioni di imprenditori in Colombia, la Chiquita stabilì relazioni anche con aziende legali e importanti di Washington. Secondo il Center for Responsive Politics, la Chiquita pagò 70.000 dollari in mazzette alla Covington and Burling negli ultimi tre anni.
Covington è una potente impresa legale che da consulenze a corporazioni multinazionali. Eric Holder, attuale Fiscal General [Ministro della Giustizia], co-presidente della campagna di Obama ed ex Fiscal General aggiunto sotto Bill Clinton fu fino a poco tempo fa socio dell’azienda. Per la Covington, Holder difese la Chiquita come avvocato principale nel processo con il Dipartimento di Giustizia. Dall’alto del suo elegante ufficio nuovo a Covington, ubicata vicino all’edificio del New York Times a Manhattan, Holder preparò Fernando Aguirre, direttore esecutivo della Chiquita, ad un’intervista con “60 Minutes” a proposito degli squadroni della morte colombiani.
Holder fece sì che la compagnia fruttiera si dichiarasse colpevole dell’accusa di “avere transazioni con un’organizzazione esplicitamente identificata come organizzazione terrorista globale”. Però l’avvocato, che riceveva un considerevole salario alla Covington, dell’ordine dei 2 milioni di dollari, fece da mediatore per un accordo più dolce per il quale la Chiquita pagò solo 25 milioni di dollari di multa per cinque anni. Scandalosamente, tuttavia, nemmeno uno dei sei funzionari della compagnia che approvarono i pagamenti venne condannato alla detenzione carceraria.
Il curioso caso di Covington
Se si scava un po’ nella questione si scoprirà che la Covington non rappresenta solo la Chiquita ma serve anche da nesso per la destra politica che propugna una politica estera aggressiva in America Latina. La Covington mantenne un’importante alleanza strategica con Kissinger (famoso per il Cile nel 1973) e la McLarty Associates (sì, lo stesso Mack McLarty dei giorni di Clinton), un’azienda molto conosciuta a livello internazionale di consulenza strategica.
John Bolton fu socio della Covington dal 1974 e il 1981. Come ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite sotto George Bush, Bolton fu un critico feroce della sinistra latinoamericana rappresentata da personaggi come Hugo Chávez. Inoltre, John Negroponte diventò poco tempo fa vicepresidente della Covington. Negroponte è un ex segretario aggiunto di Stato, direttore dell’Intelligence Nazionale e rappresentate degli Stati Uniti in seno alle Nazioni Unite.
Come ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras dal 1981 al 1985, Negroponte giocò un ruolo importante negli aiuti ai ribelli della Contra [i cosiddetti contras, ndt] spalleggiati dagli Stati Uniti che si proponevano di rovesciare il governo sandinista in Nicaragua. Vari gruppi per i diritti umani hanno criticato Negroponte per aver omesso i casi di violazione dei diritti umani commessi dagli squadroni della morte honduregni che furono finanziati e in parte addestrati dalla CIA. Sicuramente, quando Negroponte era ambasciatore, il suo ufficio a Tegucigalpa rappresentava uno dei maggiori centri nevralgici della CIA in America latina e decuplicò il suo personale.
Anche se non è evidente il vincolo tra la Chiquita e il recente golpe in Honduras, esistono sufficienti confluenze di personaggi sospetti e di politici influenti per giustificare un’indagine più approfondita. Dal COHEP alla Convington fino ad Holder, Negroponte e McLarty, la Chiquita ha messo amici in posti importanti, amici che non apprezzano le politiche salariali progressiste del governo di Zelaya a Tegucigalpa.
autore:
Teresa Baratta
Da Arbenz a Zelaya: Chiquita (United Fruit) in America Latina