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La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.

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Alemanno apprendista stregone

Avrà pensato che forse era l'unica soluzione, quella di affidarsi alla Madonna. E così, radunati amici e parenti, ha deciso di andarsene in pellegrinaggio a Lourdes. Non che speri in una qualche visione divina, in una qualche estatica folgorazione, ma almeno in una pietosa consolazione, forse quella sì.
S'allontana da Roma, il sindaco Alemanno, inseguito da un passato che gli ripiomba addosso e da cui, nonostante gli sforzi di riconversione culturale e rispettabilità politica, non riesce ancora a liberarsi. Un passato peraltro non lontanissimo, di ex ragazzo di destra tra ex ragazzi di destra.
Tutti protagonisti di varie malefatte che il tempo non riesce ad assopire. Come dimostra quest'ultima nomina di un noto picchiatore nazista (anzi, ex, chiediamo scusa) ai vertici di un'importante azienda comunale. Tal Stefano Andrini, condannato a quattro anni e mezzo per tentato omicidio contro due giovani di sinistra nell'89, in attività fino al '94, quando la polizia gli sequestra in casa pistole e tirapugni, e tuttora, da un rapporto della Digos del 2007, «conosciuto per la sua appartenenza a gruppi neofascisti».
Monta l'indignazione per questo ex picchiatore disinvoltamente premiato con una prestigiosa carica amministrativa nell'azienda che si occupa di rifiuti. Ma il sindaco tace: forse prega. Fanno tuttavia sapere che per la decisione non ci sono stati problemi, avendo Alemanno «constatato il possesso dei requisiti professionali adeguati». Verrebbe da chiedere quali sarebbero questi requisiti; ma, trattandosi di rifiuti, lasciamo ai lettori (e ai cittadini romani) la libertà di rispondere alla domanda nel modo che ritengono più adeguato.
Alemanno ci prova a diventare un notabile perbene, si sforza con ostinazione e rappresentarsi come un onesto benpensante, tipo i sindaci capitolini del passato, i tanti mediocri sindaci democristiani che s'avvertivano appena, che sarebbero passati alle cronache più per ciò che non facevano che per ciò che realmente avrebbero realizzato. E infatti non perde occasione per mostrarsi rassicurante, a volte anche con toni inaspettati e perfino condivisibili. Ma poi, irresistibilmente, succede qualcosa che lo risucchia nel gorgo del suo oscuro passato neofascista, di cui evidentemente non conserva soltanto la croce celtica intorno al collo. Siamo di fronte a una personalità multipla o, piuttosto, a un intenzionale dosaggio tra vecchi e impresentabili retaggi politici e la volontà di costruirsi un'impronta più consona al proprio ruolo?
L'impressione è che Alemanno si stia progressivamente consumando in un'oscillazione destinata a perdurare, che certo non aiuterà la città a crescere e a definire un suo futuro. In questo suo primo anno di governo cittadino, al di là delle massicce potature arboree, Roma non ha avvertito sensibili cambiamenti. C'è un'incessante campagna propagandistica che dai muri dei quartieri segnala ogni più piccola decisione amministrativa, ma per il resto, di concreto, poco o nulla. Ogni tanto annuncia qualcosa, che poi però pian piano s'affievolisce fino all'oblio.
D'altra parte, la città s'incattivisce. Le piaghe sociali non si risanano e gradualmente si disperde quel rapporto di fiducia con l'amministrazione comunale che nel passato era stato pazientemente costruito. Cresce la tendenza ad arrangiarsi e a cavarsela da soli, sull'onda dell'arcaica legge del più forte. Saltano regole di convivenza, ci si accoltella perfino per un parcheggio. Appassiscono le forme di aggregazione e coesione e s'estende l'area della solitudine sociale. E il risultato è un liquefarsi delle relazioni, dove finisce per sedimentarsi un largo sentimento di paura e insicurezza. Per un sindaco che è diventato tale proprio per contrastare questa deriva sociale, quest'acido prodotto delle turbolenze metropolitane, siamo di fronte a un qualcosa che somiglia molto all'insuccesso, se non proprio al fallimento.
Roma assiste angosciata a un'escalation di violenza. Una violenza contro i più esposti: zingari, stranieri, donne, omosessuali. Perpetrata da chi oggi si sente autorizzato a esercitarla. Come scarico delle proprie malintese insicurezze. E cos'è tutto ciò se non l'esito di un processo politico che ha lasciato spargere un sentimento rancoroso, il cui facile bersaglio era nient'altro che il più debole?
Alemanno apprendista stregone: ha seminato il vento della sicurezza, raccoglie la tempesta della violenza.

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