La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
Prendendo spunto dalle reazioni isteriche della sinistra radicale (o di quello che ne resta...) all'invito degli amministratori locali di Gerenzano (VA) a non affittare alloggi a extracomunitari, bisogna dire che, come al solito, i comunisti cadono in tutti i tranelli mediatici.
Partiamo da due dati incontestabili: in Italia c'è sicuramente un problema razzismo, così come esiste un problema di convivenza reale tra extracomunitari e italiani.
Sono due problemi che si alimentano a vicenda e la politica li cavalca, a destra come a sinistra.
Fare finta di non vedere il problema e continuare con slogan insulsi come "siamo tutti clandestini" ci condurrà verso conseguenze inimmaginabili.
Razzista significa nutrire un pregiudizio nei confronti di una persona che ha un'origine diversa dalla nostra.
Pregiudizio vuol dire esprimere atteggiamenti e comportamenti sulla base di preconcetti, di ignoranza e di non conoscenza.
Tuttavia, occorre sostenere che un pregiudizio è comunque il prodotto di circostanze storiche e culturali ben determinate, che vanno ricostruite e conosciute.
Oltretutto, la conoscenza di queste circostanze permette anche di combattere o di ostacolare quello che noi chiamiamo razzismo.
Per esempio: i meridionali sono considerati dai settentrionali "terroni".
Se analizziamo e cogliamo il momento storico in cui ai meridionali è stato affibbiato l'appellativo di terrone, scopriamo che è stato a partire dall'inizio degli anni Sessanta, quando molti meridionali che si spostavano al Nord per lavoro o per studiare prendevano case in affitto ma non pagavano le mensilità e lasciavano ai proprietari gli immobili distrutti.
Di fatto, si è creato uno stereotipo del meridionale terrone e incivile, che se non fa né caldo né freddo a chi terrone lo è veramente fa molto male a quella minoranza di cittadini meridionali civili e perbene.
L'identica cosa succede con gli extracomunitari.
Così come sono presenti gli atti di razzismo, altrettanti sono i soprusi commessi da ragazzi immigrati.
Da un'indagine del quotidiano la Repubblica tra i giovani italiani viene fuori quanto segue: il 37,3% degli intervistati è convinto che gli immigrati portino "al degrado i nostri quartieri e i posti in cui vivono", mentre il 32,8% afferma che gli immigrati "sottraggono agli italiani case e lavoro", mentre per il 24,1% "inquinano le nostre tradizioni e la nostra cultura", e infine per il 21,2% "portano malattie".
Almeno nelle cose serie, è questa è una cosa seria, occorre evitare quella speculazione politica che oggi divide l'Italia in due: i razzisti e gli antirazzisti, i buoni e i cattivi.
Combattere il razzismo vuol dire innanzitutto non generalizzare, dall'una e dall'altra parte, in quanto generalizzare vuol dire porre in essere pregiudizi, che non fanno che ingigantire a dismisura il problema.
Voler negare che in certe zone esiste un problema di convivenza sociale, e che la paura è reale, e che è determinata anche dalla presenza di immigrati, a mio avviso è l'elemento principale che determina questi episodi di razzismo.
Per cui discorsi tipo "siamo tutti clandestini" sono stereotipi che non solo non funzionano più, non solo non comprendono la complessità della realtà, ma inevitabilmente rischiano di ingigantire a dismisura il problema.
La stragrande maggioranza degli italiani non sono razzisti.
Non c'entrano il governo Berlusconi o la Lega, e non è neppure vero che questa presunta escalation oggi è maggiore che in passato: è il fenomeno complessivo della presenza immigrata che ha raggiunto limiti insopportabili.
Prenderne atto o rassegnarsi a una sorta di guerra civile strisciante dagli esiti imprevedibili.
autore:
simo