La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
Uno scambio di favori,per fortuna non si sono scambiati soldi alla luce del sole ,altrimentisi potrebbero denunciare per prostituzione.Non preoccupiamoci resteranno li ancora per molto,purtroppo esiste l’immunità parlamentare. Vertice di maggioranza fissato per il 21giugno. Berlusconi: «Non sostengo il referendum, ma voterò si»
ROMA (11 giugno) - Umberto Bossi continua a gettare acqua sul fuoco della vittoria elettorale e ieri pomeriggio è riuscito a mostrarsi disponibile anche ad un’intesa con l’Udc. La sensazione di una pace armata nel centrodestra, in attesa dei ballottaggi è evidente e il gioco di fioretto tra il presidente della Camera e il ministro del Carroccio, ne è stato ieri una conferma.
Bossi, rinsaldato il patto con Silvio Berlusconi nella cena di Arcore di lunedì scorso, si muove con cautela e attesa di quella sorte di conclave di maggioranza fissato per il 21. Nel frattempo il Senatùr non perde occasione per sottolineare il patto di ferro che ha con il premier spiegando che «io e Berlusconi stiamo bene insieme. E poi io come faccio senza di loro? E soprattutto - aggiunge sornione - come fanno loro senza di me?».
Il leader del Carroccio è consapevole delle tensioni che tagliano il Pdl e il rapporto giudicato troppo stretto del Cavaliere con Bossi non viene contestato solo da Gianfranco Fini, ma anche dall’ala meridionale del Popolo delle Libertà. La pattuglia siciliana è infatti sul piede di guerra per i fondi fas sottratti al governatore Raffaele Lombardo e non è detto che oggi, in occasione del voto segreto sulle intercettazioni, non faccia sentire la sua voce.
Significativa anche l’apertura del ministro Altero Matteoli ai centristi di Pier Ferdinando Casini. L’ex esponente di An, pur di trovare un contraltare al dilagare della Lega, getta il cuore oltre l’ostacolo di antiche ruggini e supera le perplessità di molti suoi ex compagni di partito.
Ovviamente il tema del referendum elettorale è uno degli elementi di divisione. La presa di posizione di Silvio Berlusconi, con tanto di comunicato diffuso su carta intestata di palazzo Chigi, ha fatto storcere il naso a coloro che nel Pdl hanno a suo tempo raccolto le firme. Ieri mattina il presidente del Consiglio ha provato a metterci una toppa spiegando che andrà comunque al seggio e voterà ”sì”.
Una rassicurazione che tra gli ex di An si commenta con una certa freddezza e che non sconvolge la Lega che invece temeva la discesa in campo di Berlusconi. Fatto sta che il disimpegno del Cavaliere sul referendum entrerà sicuramente nell’agenda del vertice di maggioranza, malgrado il tentativo del ministro La Russa e del coordinatore del Pdl Verdini di gettare acqua sul fuoco.
Nell’agenda del summit di maggioranza che seguirà ai ballottaggi c’è il nodo della scelta dei governatori di Lombardia e Veneto, ma in fila verranno messi anche i problemi aperti nella coalizione. A cominciare dalle attese di molti ministri di veder restituite dal Tesoro le somme a suo tempo lesinate. Ieri mattina Gianfranco Fini, bocciando l’idea leghista delle gabbie salariali e dei contratti diversificati sul territorio, ha inserito nell’agenda un altro argomento di tensione con il Carroccio che ben si lega anche al problema della stesura dei decreti attuativi del federalismo fiscale.
Ieri pomeriggio in via dell’Umiltà si è tenuta una riunione dei coordinatori del Pdl in vista dei ballottaggi. L’iniziativa scuote il primo partito da quel torpore che lo stesso Berlusconi nei giorni scorsi aveva lamentato, salvo poi chiudere ogni polemica con quella nota di ringraziamento e soddisfazione diffusa nei giorni scorsi.
Resta il fatto che la logica del triumvirato piace poco al premier che continua a nutrire qualche perplessità sul superattivo Ignazio La Russa che ieri pomeriggio ha arringato i coordinatori regionali del partito. Al ministro della Difesa, Berlusconi non ha ancora perdonato la decisione di candidarsi «per spirito di servizio» alle elezioni Europee.
di Marco Conti
ROMA (Reuters) - L'aula della Camera ha approvato oggi il disegno di legge in materia di intercettazioni, tra le proteste dell'opposizione. Il provvedimento, che ora passa al Senato, è passato con 318 voti a favore, 224 voti contrari e un astenuto.
Il ddl, sul quale il governo ieri ha ottenuto la fiducia, restringe il ricorso alle intercettazioni nelle indagini della magistratura e impedisce la loro pubblicazione sui media, anche quando non sono più coperte da segreto, almeno fino alla fine delle indagini preliminari.
La maggioranza sostiene che le limitazioni sono necessarie dopo una serie di abusi da parte della magistratura, in cui si è violata la privacy dei cittadini.
L'opposizione, che oggi ha esposto cartelli di protesta in aula, ha aspramente criticato la scelta del governo di mettere la fiducia su un provvedimento che tratta di sicurezza dei cittadini e libertà di informazione, diritti tutelati dalla Costituzione.
I capigruppo di Pd, Idv e Udc alla Camera hanno chiesto ieri un intervento del capo dello Stato Giorgio Napolitano, per "restituire pienezza di contenuti democratici al dibattito parlamentare".
Oggi il presidente della Repubblica, rispondendo a una domanda di Reuters a Napoli, ha detto che seguirà l'iter parlamentare del ddl per poi prendere una decisione.
"Ci sono molte cose da difendere e molte cose da rinnovare. Esaminerò il testo della legge che uscirà dalla Camera, ne seguirò l'iter successivo in Parlamento, poi prenderò le decisioni che mi competono", ha detto Napolitano concludendo un incontro con degli artisti al Napoli Teatro Festival Italia.
Anche il sindacato delle toghe ha espresso il suo malcontento, parlando di scelta che "lascia sgomenti".
Il riferimento è alla norma centrale del disegno di legge, secondo cui il giudice potrà autorizzare le intercettazioni richieste dal pm soltanto in presenza di "evidenti indizi di colpevolezza".