La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
F.T, ha partecipato, come tanti, a quel concorso, rivelatosi, in seguito, una vera delusione. Arrivato nella sede, iniziava a sentire lo stress psico-fisico, tipico di uno studente o persona che deve sostenere una prova importante per la propria vita.
L’emozione e la sana paura per la prova, si trasformarono in rabbia, in seguito alle nefandezze compiute della commissione esaminatrice.
F, accortosi dei codici irregolari che stavano sui banchi dei partecipanti, si rivolse immediatamente alla Polizia Penitenziaria.
Infatti, si accorse che una ragazza che sosteneva il concorso era in possesso di materiale illecito: la giovane, presa con le mani nel sacco, scagliò il codice contro il giovane avvocato, minacciandolo di future ritorsioni a fine concorso. La ragazza era figlia di un magistrato.
Il giovane, insieme ad un gruppo di ragazzi amareggiati per l’accaduto, decisero di recarsi dal Presidente Fumo. Quest’ultimo riconobbe “l’errore di controllo”, ma non fece ritirare i testi illeciti, in quanto si sarebbe ulteriormente ritardata la prova.
Posizione ribadita anche dal Csm: “Pur riconoscendo inefficienze la prova non può essere annullata per mancanza di fondi”.
Non c’erano fondi, dunque, per organizzare nuovamente la Commissione e il luogo fisico, adibito allo svolgimento del concorso stesso.
Ma lo scandalo non finisce mica qui: anche il concorso per notai, svoltosi poco tempo fa, è un’ulteriore dimostrazione della corruzione che circola in questi ambiti lavorativi, che diventano sempre più chiusi e clientelari.
Le raccomandazioni, la corruzione e il clientelismo, infatti, sono diventati, purtroppo, il pane quotidiano che circola sia nei concorsi sia in ambienti di lavoro.
L’ennesima farsa si è svolta venerdì 13 marzo alla Nuova Fiera di Roma. Qui si doveva svolgere, “nel rispetto della legalità”, l’esame di Stato notarile. Ma così non è stato: infatti, si è assistiti all’ennesimo teatrino di corruzione e brogli.
Circa 3.900 candidati iniziarono a fare la fila, dalle 8 del mattino, davanti alla Nuova Fiera di Roma, per sostenere il concorso alle 13.
Alcuni ragazzi già avevano sostenuto il concorso dell’anno del 2007, ma non sapevano ancora se la prova era andata a buon fine, per questo avevano deciso di sostenere nuovamente l’esame.
L’esame constava di tre materie contenute in tre buste e, ad estrazione, si procedeva a sostenere l’esame su diverse disclipline: inter vivos (contratto), mortis causa (testamento) e atto di diritto societario.
I candidati furono divisi in due padiglioni differenti. La traccia fu letta dal presidente della Commissione, Sergio Del Core e i candidati iniziarono a scrivere, in silenzio.
Questo silenzio dura solo per i primi due giorni del concorso. Il terzo giorno scoppia la rivolta. Un candidato, afferma che “A differenza dei due giorni precedenti non si è sentita la voce del presidente chiamare i candidati del nostro padiglione per partecipare alla conta per la selezione della persona che avrebbe estratto la busta con la traccia, non si è sentito il presidente dar conto dell’estrazione della traccia e nemmeno aprire la busta e iniziare la dettatura”.
In realtà, due ragazze sono presenti. “Non è stata una dettatura anticipata, semplicemente non si è sentito che si stava procedendo all’estrazione – spiega una delle volontarie del padiglione 6 – ho pescato io: non facciamo una polemica per tutto”.
Capire la situazione, a quel punto, era davvero un’impresa. Resta il fatto che numerosi candidati del padiglione 6 erano in piedi o in fila ai bagni, a chiacchierare col vicino di banco.
La baraonda scoppia proprio quando il presidente di Commissione ammette: “Mi dicono che devo ripetere tutto perché non si è sentito niente”.
La protesta, allora, diventa ancora più accesa si scalda e i candidati iniziano ad urlare: “Buffoni! Buffoni!”.
Tanti di loro chiedono alla commissione di annullare la prova, o di ripetere le operazioni di estrazione e dettatura delle tracce.
“Come facevano le due candidate prescelte a sapere che dovevano recarsi nel padiglione 5 per procedere all’estrazione? – si chiede Giorgio, un candidato – come mai, a un certo punto, il presidente ha iniziato a dettare la traccia velocemente senza che noi avessimo scritto ancora niente?”.
Daniela Caruso