Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
11 novembre 2011 5 11 /11 /novembre /2011 11:16

Sotto le bandiere rosse una valanga di privilegi: la "casta" del sindacato

Le tre grandi sigle Cgil, Cisl e Uil operano in regime di oligopolio nel business

 

Con leggi e leggine si sono rita­gliati privilegi su privilegi. Una norma qui, un articolo là e tutto s’incastra al punto giusto. I sinda­cati dovrebbero tutelare i lavora­tori, ma in realtà sono, come ha in­­titolato un suo libro il giornalista dell’ Espresso Stefano Livadiotti, l’altra casta. Una nomenklatura che spesso si sovrappone e si con­fonde con quell­a ospitata sui ban­chi di Palazzo Madama e Monteci­torio. Nella scorsa legislatura 53 deputati e 27 senatori, per un tota­le di 80 parlamentari, provenivano dalla Triplice. Secondo Livadiotti costituiscono il terzo gruppo par­lamentare, insomma formano una lobby agguerrita quanto se non più di quella degli avvocati. E nel tempo hanno strutturato un si­stema di potere studiato fin nei dettagli.Non che non abbiano me­riti storici impo­rtantissimi nell’af­francamento di milioni di italiani, ma col tempo i sindacati hanno cambiato pelle. E anima. Basti dire che i rappresentanti dei lavoratori hanno un patrimo­nio immobiliare immenso, ma non pagano un euro di Ici. Si fa un gran parlare di questi tempi delle sanzioni di cui gode la Chiesa cat­tolica ma i sindacati non versano un centesimo. Altro che santa eva­sione. Il lucchetto è stato fabbrica­to col decreto legislativo numero 504 del 30 dicembre 1992, in pie­no governo Amato. Con quella tro­vata, i beni sono stati messi in sicu­rezza: lo Stato non può chiedere un centesimo. Peccato, perché non si tratterebbe di spiccioli. Per capirci la Cgil dice di avere 3mila sedi in giro per l’Italia. È una sorta di autocertificazione perché, al­tra prerogativa ad personam , i sin­dacati non sono tenuti a presenta­re i loro bilanci consolidati. Sfug­gono ad un’accurata radiografia e non offrono trasparenza, una mer­ce che invece richiedono punti­gliosamente agli imprenditori. Dunque, la Cgil dispone di un al­bero con 3mila foglie ma la Cisl fa anche meglio: 5mila sedi. Uno sproposito. E la Uil, per quel che se ne sa, ha concentrato le sue pro­prietà nella pancia di una spa, la Labour Uil, che possiede immobi­li per 35 milioni di euro. Lo Stato che passa al pettine le ricchezze dei contribuenti non osa avvici­narsi a questi beni. Il motivo? La legge equipara i sindacati, e in ve­rità pure i partiti, alle Onlus, le or­ganizzazioni non lucrative di utili­tà sociale. Dunque la Triplice sta sullo stesso piano degli enti che raccolgono fondi contro questa o quella malattia e s’impegnano per qualche nobile causa sociale. Insomma, niente tasse e map­pe s­fuocate perché in questa mate­ria gli obblighi non esistono. E pe­rò lo Stato ha alzato un altro ponte levatoio collegando il passato al presente con un balzo vertigino­so. Risultato: le principali sigle hanno ereditato le sedi dei sinda­cati di epoca fascista. Gli immobi­li del Ventennio sono stati asse­gnati a Cgil, Cisl Uil, Cisnal (l’at­tuale Ugl) e Cida (Confederazio­ne dei dirigenti d’azienda). Senza tasse, va da sé, come indica un’al­tra norma: la 902 del 1977. Leggi e leggine. Così un testo ad hoc , questa volta del 1991, permet­te alle associazioni riconosciute dal Cnel di poter creare i centri di assistenza fiscale. I mitici Caf. Qui i lavoratori ricevono assistenza prima di compilare la dichiarazio­ne dei redditi. Attenzione: la con­sulenza è gratuita perché, ancora una volta, è lo Stato a metterci la faccia e ad allungare la mano. Per ogni pratica compilata lo Stato versa un compenso. È un busi­ness che vale (secondo dati del 2007) 330 milioni di euro. Soldi e un trattamento di lusso. Altro capitolo, altro scivolo, altro privilegio: quello dei patronati. Ogni sindacato ha il suo. Il moti­vo? Tutelare i cittadini nel rappor­to con gli enti previdenziali. Co­me i Caf, ma sul versante pensio­nati. Questa volta la legge è la 152 del 2001. Lo Stato assegna ai patro­nati lo 0,226 dei contributi obbli­gatori incassati dall’Inps, dal­l’Inpdap e dall’Inail. Altri trecen­to e passa milioni che servono per far cassa. E per tenere in piedi la baracca. Le stime, in assenza di bi­lanci, sono approssimative ma i sindacati mantengono un appara­to di prima grandezza e hanno cir­ca 20mila dipendenti. Sono i nu­meri di una multinazionale che però si comporta come un’azien­dina con meno di 15 dipendenti. Altrove, vedi lo Statuto dei lavo­­ratori, le tute blu sono tutelate tan­t’è che Berlusconi a suo tempo aveva provato, invano, ad aprire una breccia proponendo la can­cellazione dell’articolo 18. Ma dal­le parti della Triplice valgono al­tre regole, diciamo così, più libe­ral o, se si vuole, meno restrittive. Un’altra leggina, questa volta del 1990, offre a Cgil, Cisl, Uil la possi­bilità di mandare a casa i dipen­denti senza tante questioni. In­somma, è la libertà di licenzia­mento. Una bestemmia per gene­razioni di «difensori» degli ope­rai, dei contadini e degli impiega­ti. Ma non nel sancta sanctorum dei diritti. Due pesi e due misure. Come sempre. O almeno spesso. Per non smarrire le ragioni degli ultimi si sono trasformati nei pri­mi. Creando appunto un’altra ca­sta. Ora, la Cgil di Susanna Camus­so proclama lo sciopero generale per il 6 settembre e chiama a rac­colta milioni di uomini e donne. Un appello, legittimo, ci manche­rebbe. Ma per una volta i sindaca­ti farebbero bene a guardarsi allo specchio. Forse, qualcuno non si riconoscerebbe più.

Repost 0
27 novembre 2009 5 27 /11 /novembre /2009 15:40
ALBERTO VIGNALI
MATTEO PROVASOLI
FRANCESCO PANUNZIO
 FRANCESCO COSTANTINI
FEDRA FINESSI
Leggete bene, ricordate i loro nomi. Queste persone fanno parte della CUSL, uno dei tanti tentacoli di CL all’interno dell’università . Conosciamo tutti CL, sappiamo l’enorme potere che esercita sulle istituzioni e conosciamo tutte le agevolazioni e le pratiche mafiose con cui si assicurano i loro privilegi: dai 25.000 euro che ricevono dall’università per dei giornali inesistenti (mentre dobbiamo dissanguarsi per pagare le tasse universitarie), alle facoltà dove godono di speciali attenzioni da parte dei professori affiliati . Queste persone non hanno avuto nessuno scrupolo morale nel denunciare per rapina aggravata e quindi ad una pena che va dai 4 ai 10 anni 5 ragazzi, 5 studenti per alcune fotocopie non pagate. Quattro di questi sono agli arresti domiciliari, uno è stato trasferito in carcere e costretto a scontare la ‘’pena’’. Queste persone non hanno avuto alcuna remora a mentire e in questo modo a togliere la libertà a 5 loro coetanei accusati di non aver pagato delle fotocopie in CUSL. Queste persone non si sono fatti alcuno scrupolo a mentire spudoratamente pur di togliere la libertà a 5 coetanei colpevoli di lottare tra le altre cose contro il loro strapotere. Ora sapete chi sono . Sapete che dietro il finto moralismo cattolico si nasconde una lobby di potere assolutamente spietata. Ricordatevi di chi sono quando vi propineranno qualche ipocrita volantino o quando vi proporranno sconti e agevolazioni per comprarvi. Ricordatevi chi sono. Se li conoscete li evitate.
Repost 0
23 novembre 2009 1 23 /11 /novembre /2009 11:16
Caschi blu puniti per abusi.
 Cinquanta caschi blu Onu in missione di Peacekeeping nei paesi a rischio sono stati puniti per abusi. Una vicenda che va dalla Costa d'Avorio a Haiti. Messo in sostanza con le spalle al muro, il Media Center dell'Organizzazione delle Nazioni Unite non ha potuto che confermare una voce che da tempo girava negli ambienti: negli ultimi tre anni almeno 50 caschi blu delle missioni di Peacekeeping dell'Onu sono stati puniti per aver commesso stupri e altri generi di abusi sessuali. Un dato che sicuramente potrebbe, se analizzato a fondo, rivelarsi dieci volte inferiore rispetto a quello reale. Infatti, sarebbero molti di più, almeno 450, i casi di abuso commessi dai soldati delle varie missioni di pace sparse per il pianeta. E perchè allora solo 50 di loro sono stati puniti? Per un motivo molto semplice. L'Onu in queste situazioni non può fare altro che indagare sulle violazioni commesse dai caschi blu mentre l'azione giudiziaria è affidata ai governi nazionali dei Paesi di origine del personale. Insomma, se un casco blu di nazionalità brasiliana commette in Haiti un reato come quello dello stupro non può essere giudicato né dal governo haitiano né da un tribunale Onu ma solo ed esclusivamente da un giudice brasiliano. Agghiacciante ciò che è stato raccontato alcuni mesi fa da Save the Children. Secondo un rapporto dell'Ong, infatti, più della metà dei giovani intervistati in Haiti, Costa D'Avorio e Sudan, avrebbe ammesso di essere entrato in contatto con persone che dicevano di aver subito abusi da parte del personale delle missioni di Peacekeeping. E non è difficile immaginare come questi dati siano reali. In Haiti ad esempio molto spesso, forse troppo, si è parlato di stupri sulle giovani donne del Paese da parte dei caschi blu. Nei quartieri periferici, come ad esempio Martissant, è lo sfruttamento della prostituzione il problema principale. Come conferma anche l'ambasciatore dell'Unione Europea Francesco Gosetti di Sturmeck. "Circa un anno fa - dice l'ambasciatore dal suo ufficio di Petion Ville, quartiere residenziale della disastrata capitale Port au Prince dove si trova l'ambasciata Ue- c'era un problema importante legato, se ricordo bene, a un contingente che controllava il quartiere di Martissant. Si é parlato di sfruttamento della prostituzione, di traffico di droga. La Minustah (Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite) ha aperto un'inchiesta e preso misure correttrici". E sembra anche che poco tempo fa il comando generale delle missione abbia emesso nuove linee guida per il comportamento dei soldati, ai quali sarebbe stato ovviamente richiesto di non frequentare prostitute locali. Inoltre, gli stupri in Haiti sono quasi all'ordine del giorno e lasciano segni indelebili sulla psiche di chi li subisce. Oltre al danno fisico, infatti, si deve aggiungere quello psicologico. Non solo. Una donna che subisce stupro nell'isola che una volta era considerata la perla dei Caraibi, viene rifiutata dalla società, emarginata e a tutti gli effetti si trasforma in una persona senza diritti. E se poi dopo lo stupro resta anche incinta non le viene garantito un dignitoso supporto clinico sanitario. Oltre a questo, si moltiplicano anche i casi di morte legata a complicazioni della gravidanza.
Repost 0
19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 15:20

Qualcosa ...metterà a pari i paesi evoluti e quelli in ...sviluppo. La secchezza, la sete, e che bastava solo la fame?.
Ora si fa un gran parlare di privatizzazione dell'acqua in Italia.
In effetti l'acqua è una risorsa rapinata come tutte le altre.
Dato di fatto basilare: l’80% del miliardo e cento milioni di persone non ha accesso all’acqua potabile, sa che cosa è l'acqua, magari sono popolazioni che hanno inventato anche le civiltà idrauliche, si sono "eserciate" nelle canalizzazioni, però ora stanno a secco, e se la sognano l'acqua ora, solo poltiglia che porta colera, tifo e quel che segue.
I paesi in via di sviluppo invece hanno avuto pressione dall'occidente perché privatizzassero i servizi idrici, chissà per quale motivo chissà....
Consultando una ricerca dell’International Institute for Environment and Development (IIED) di Londra si scopre che la privatizzazione non contribuirà a dimezzare entro il 2015 il numero di persone che non hanno accesso all’acqua e alle strutture igieniche.
I soliti obbietti e scadenze e date che si danno i Grandi nei loro incontri, nel 200 e tot dimezzeremo la fame...nel 200 e tot i morti di malattie...nel 2000 e tot
moriranno solo metà bambini...nel 200 e tot questo quello ...nel 2000 e tot si esce dalla crisi...

Il dato di fatto reale è che solo il 5% della popolazione mondiale è rifornita di acqua tramite il settore privato. La privatizzazione nei paesi in via di sviluppo è concentrata sopratutto negli Stati, nelle città e nelle zone più ricche, dove le I DISTRIBUTORI PRIVATI sanno che l’utenza è in grado di sostenere le spese per servizi decenti o migliori. Le aree periferiche , i centri urbani al limite e nei limiti, le aree rurali sono escluse dai contratti privati.

"Venerdì 23 ottobre la Banca mondiale ha pubblicato uno studio sul contributo dei grandi operatori privati (Veolia e Ambiente Suez, Saur, Agbar, etc.) alla distribuzione e alla bonifica delle acque nei paesi in via di sviluppo. Il documento mira a fornire elementi oggettivi al dibattito tra i sostenitori della privatizzazione e quelli del monopolio pubblico della distribuzione dell’acqua"
Naturalmente la Banca Mondiale è soddisfatta del...Bilancio: 65 contratti a partecipazione pubblica-privata in quasi trenta paesi in via di sviluppo! la popolazione "servita" è passata da 94 milioni di abitanti del 2000 a 160milinio nel 2007!!! ben il sette per cento rispetto all'un per cento del 77..Alleluia!

Ma la realtà quale è? è che ci sono le multinazionali dell'acqua che controllano oltre l’80% del mercato privato dell'acqua e delle reti fognarie e gli operatori locali di questi paesi non hanno finanze sufficienti per competere con questi colossi. La privatizzazione alimenta clientelismo e corruzione: l'eterna risorsa del mercato e dei mercanti.
Quale giusta concorrenza vi può mai essere?
Malgrado l'iniziale entusiasmo parecchie di queste multinazionali stanno mollando o rallentando il loro intervento: hanno fatto un bilancio fra profitti e rischi di investimento e hanno deciso di mollare alcune paesi "rischiosi", poco produttivi in sostanza.
Diversi contratti sono andati in malora, lucrano
sui prestiti allo sviluppo, i fondi governativi e.... sulle tariffe imposte agli utenti.

"Vivendi e Suez possiedono il 70% del mercato mondiale dell’acqua che è controllato da 10 multinazionali. La maggioranza sono imprese multiple che includono l’estrazione, la costruzione di reti di distribuzione e altri aspetti connessi, come le già nominate Suez, RWE e Bechtel fino ad arrivare alle multinazionali alimentari e di bevande come la Nestlè, la Coca-cola, la Pepsi, la Danone, l’ Unilever secondo Tony Clarke e Maude Barlow nell’ "Oro azzurro".
http://www.peacelink.it/latina/a/10531.html

Il Capitalismo è un gran livellatore attualmente! sta eliminando tutte le differenze reali e vive quasi esclusivamente su quelle fittizia.
E così di arriverà al punto che..tutti a secco.
Un compagno a cui non manca lo spirito mi ha fatto notare
"solo nei fumetti di Paperino erano riusciti anche con l'aria, misurandola con lo "spirotassametro"

a parte oh risposto che proveranno pure con l'aria, ma ora pensa te hanno trovato pure la l'acqua sulla luna!
intanto....

1 miliardo di persone deve camminare 3 ore per avere accesso all'acqua
nel 2025 2 miliardi e 700 milioni di persone vivranno con scarsità d'acqua
il 20% della popolazione ha problemi di accesso alle risorse idriche
l'acqua contaminata uccide 15 milioni di bambini all'anno
Vittoria
L'Avamposto degli Incompatibili

Repost 0
17 novembre 2009 2 17 /11 /novembre /2009 15:30

Lo stato per definizione è l'apparato che detiene l'uso della violenza legittima e (aggiungo io) la possibilità di stabilire fin dove arriva questa legittimità. Combattere uno stato ingiusto ed assassino senza l'uso della violenza (in diverse forme, modi e contenuti) non solo vuol dire non avere alcuna speranza di vittoria ma anche omettere dalla propria analisi e dalla propria azione politica il principio fondante su cui lo stato si basa.
Il rifiuto della violenza dovrebbe passare attraverso il rifiuto dello stato e di qualsiasi forma di organizzazione sociale. Non esiste infatti organizzazione senza norme ed ogni norma è violenta nella sua necessità di essere applicata.
Basta con i finti moralismi, basta con i perbenismi da borghesi progressisti. La rivoluzione per necessità passa attraverso la violenza.
Se poi non vogliamo la rivoluzione.....

Repost 0
15 novembre 2009 7 15 /11 /novembre /2009 09:19

Nessuno si senta escluso dalla storia, nessuno si senta offeso, ma tutti sappiano e non facciano finta di dimenticarlo che la storia dà torto e dà ragione recita così la bella canzone di De Gregori, ascoltatela si chiama La storia, ed è un giusto antipasto, per chi gradisce, di questo post.

Tra un lodo ed un condono mentre l’opinione pubblica è distratta ad arte dai temi economici che scottano, tutte cose tralasciate da un governo dannoso e nullafacente - ecco che alcuni provano a far passare nel silenzio improponibili parificazioni storiche ed arditi revisionismi.

Conoscete un paese d’Europa che si sia sognato anche lontanamente di riabilitare i collaborazionisti della repubblica fantoccio di Vichy, i franchisti spagnoli o i nazisti tedeschi?

Ebbene si, lo conoscete benissimo perchè ci vivete dentro: è l’Italia di Berlusconi che prova a far passare in cavalleria un vera e propria riscrittura della storia italiana cercando di non far troppo rumore, sì che la sinistra dormiente non si svegli e se ne accorga.

Aveva iniziato l’ineffabile La Russa che tempo fa chiedeva di “accomunare i morti (della seconda Guerra Mondiale ndr) di entrambe le parti”.

Poi hanno pensato bene di trovare un parlamentare non troppo schierato e quindi sperabilmente insospettabile per fargli fare il cavallo di Troia ed hanno trovato Lucio Berani del nuovo Psi. Ma vi rendete conto? Un socialista che si presta a proporre una legge per i fascisti…e l’hanno messo primo firmatario del disegno di legge 1360 del Pdl.

Di socialisti traditori se ne trovano anceh in passato, prionti a vendersi al potere della controparte, come fece del resto lo stesso loro duce che tanti anni prima aveva tradito la causa del socialismo. Che aspettarsi quindi da gente che ha costruito le porprie fortune sul tradimento e sull’opportunismo?

Mussolini da direttore de L’Avanti era in poco tempo divenuto il braccio armato del potere , utile a frenare con la forza dei propi sgherri e con la compiacenza delle forze dell’ordine, le prime richieste sindacali ed i primi scioperi del biennio 1919-1921, le attività dei rossi0 e dei bianchi – esistevano anche sindacati cattolici - che atterrirono la borghesia latifondista ed industriale del tempo che pensò bene di inventarsi un Mussolini alla bisogna. Certo che, fatto il lavoro sporco, non se ne andò subito ma questa è un’ altra storia.

Tornando al disegno di legge 1360 è chiaro che ormai le loro intenzioni le hanno messe nero su bianco: riabilitare i fascisti e il fascismo in modo da equipararlo per legge in tutto e per tutto alla resistenza partigiana.

Nel disegno di legge, si vuole istituire l’Ordine del Tricolore che assegna indistintamente ai partigiani, ai deportati, ai militari, ai combattenti della Repubblica di Salò e nientepopodimeno che alle CAMICIE NERE (il testo apre infatti la porta anche alla legittimazione per tutti coloro che facevano parte delle formazioni che facevano riferimento alla Rsi) lo status di combattente e addirittura un vitalizio che peserà per 200 milioni di euro l’anno a partire dal 2009 e che ovviamente saranno pagati dai cittadini.

I neo fascisti oggi al potere (a questo punto non si possono utilizzare più giri di parole), continuano ad alzare il tiro, dopo che nella loro storia hanno conquistato , innanzitutto, l’amnistia di Togliatti del 22 giugno 1946.

Tale atto comprendeva i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi ivi compreso il concorso in omicidio, pene allora punibili fino ad un massimo di cinque anni, i reati commessi al Sud dopo l’8 settembre 1943 e l’inizio dell’occupazione militare alleata al Centro e al Nord.

Poi nonostante le disposizioni transitorie in Costituzione hanno avuto concessa la legittimazione democratica immediata attraverso la possibilità di presentare l’Msi in Parlamento (partito fondato il 26 dicembre 1946 proprio dai reduci della Repubblica Sociale Italiana).

soddisfarne gli appetiti.

Piccatissime le repliche. La più autorevole è di Giuliano Vassalli, classe 1915, arrestato e torturato durante il fascismo, presidente emerito della Corte Costituzionale, secondo cui “è assolutamente chiaro che c’è stata la continuità dello Stato anche dopo l’8 settembre e la caduta del fascismo. E non si può riconoscere a chi ha contrastato lo stato italiano sovrano schierandosi con la Repubblica sociale il titolo di combattente. La Cassazione è chiara in merito. Tutte quelle pronunce sono concordi nel definire i repubblichini come nemici“.

 

Repost 0
10 novembre 2009 2 10 /11 /novembre /2009 09:18
Repost 0
4 novembre 2009 3 04 /11 /novembre /2009 15:40
                                                               Lasciare ogni remora contro chi non ne mai avute.
Cosa abbiamo  da perdere ? La routine grigia della nostra vita?... abbiamo famiglie e a volte anche uno straccio di lavoro.... cosa cambia di fronte allo scempio che ormai avanza senza tregua?
Non arrendiamoci. Facciamoci coraggio

Alla prima occasione insorgere  senza tregua.

Siamo realisti....
VOGLIAMO L'IMPOSSIBILE !

Repost 0
29 ottobre 2009 4 29 /10 /ottobre /2009 15:52

La Commissione migrantes critica le scelte del governo:"Straniero non significa delinquente"
Cei: "Basta pacchetto sicurezza
servono misure per l'integrazione"

ROMA - Oltre alla sicurezza, in tema di immigrazione l'Italia deve puntare sull'integrazione, perché "senza un 'pacchetto integrazione' non c'è una vera politica migratoria". Lo ha detto monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale migrazioni e migrantes, nel commentare il XIX rapporto caritas/migrantes sull'immigrazione presentato oggi a Roma.

"Da più di un anno sentiamo parlare del pacchetto sicurezza - ha detto monsignor Schettino - che, con la sua insistenza, ha rafforzato il malinteso che sia fondato equiparare gli immigrati ai delinquenti. Poco, invece, si è sentito parlare del 'pacchetto integrazione', di un'impostazione più equilibrata che non trascura gli aspetti relativi alla sicurezza, ma li contempera con la necessità di considerare gli immigrati come nuovi cittadini portandoli a e essere soggetti attivi e partecipi nella società che li ha accolti".

Per la Cei, ha ricordato Schettino, "la vera sicurezza nasce dall'integrazione". E tale posizione nasce dalla "concezione del migrante come persona portatrice di diritti fondamentali inalienabili, concezione collegata direttamente con la fede in Dio Padre di tutti. Le decisioni politiche trovano un limite nel rispetto della dignità delle persone". Criticando l'eccesso di enfasi posta spesso nel collegamento tra immigrati e sicurezza, Schettino ha poi sottolineato che in realtà, "parlando di immigrazione prevalgono di gran lunga i benefici che essa arreca sugli inconvenienti che comporta". "Inoltre - dice Schettino -, non si tratta di un fenomeno eliminabile a piacere, anche perché la presenza immigrata è funzionale allo sviluppo del Paese, essendo un puntello al nostro malandato andamento demografico e alle carenze del mercato occupazionale".

Secondo il presidente della commissione migrantes, tra l'altro, i dati del nuovo Dossier Caritas ridimensionano l'allarme criminalità legato agli immigrati ed al contempo sembrano far "vacillare anche il cliché degli 'italiani brava gente' a seguito dei ricorrenti atti di razzismo e intolleranza nei confronti degli immigrati". Per questo, conclude monsignor Schettino, "bisogna cambiare e favorire condizioni di vita più serene per noi stessi e per gli immigrati" e "favorire un loro inserimento nella società". Un processo che comporta diritti e doveri, sostiene la Cei, ma che può passare anche attraverso le regolarizzazioni per chi lavora, la concessione della cittadinanza e maggiori aperture sul voto amministrativo.

 

Repost 0
27 ottobre 2009 2 27 /10 /ottobre /2009 13:26
Piazzale Loreto Il volantino che annuncia il “presidio per la sicurezza” in corso Buenos Aires ha toni forti. Residenti e commercianti chiedono un intervento per evitare che siano "ragazzi giovani ed esuberanti" a "risolvere il problema con quattro bastoni" di Franco Vanni Non ne possono più dei quindici senza tetto africani che «dormono, urinano, si ubriacano e fanno sesso» in galleria Buenos Aires, sotto le loro case. A Milano scenderanno in piazza i residenti di via Masera, assieme ai commercianti di corso Buenos Aires, per chiedere «l’intervento del sindaco e del prefetto», prima che qualcuno «decida di risolvere il problema con quattro bastoni», come è scritto nel volantino shock che annuncia la manifestazione. Si protesta anche per la presenza sul corso di venditori abusivi, «mai numerosi come oggi», come dice Luigi Ferrario, presidente della associazione dei negozianti Buenos Aires Futura. Al “presidio per la sicurezza” di mercoledì prossimo, alle 11 in corso Buenos Aires 36, ci saranno anche esponenti politici e dei partiti: dalla Lega al Pdl, fino alla lista Ferrante, all’opposizione a Palazzo Marino. Esasperati dalla presenza degli africani, che in più occasioni hanno aggredito chi chiedeva loro di spostarsi, i residenti mercoledì scorso hanno anche organizzato una sorta di ronda: sono scesi in strada alle 23, ora a cui si presentano i quindici uomini, e si sono messi a chiacchierare in capannello, occupando lo spazio dove ogni notte vengono gettati i cartoni e i sacchi a pelo. «Non siamo razzisti e con i clochard che dormono qui da anni non abbiamo mai avuto problemi — dice la portavoce del comitato di via Masera — ma di questi non ne possiamo più. Il Comune deve trovare loro una sistemazione dignitosa e liberarci così dagli schiamazzi e dalla vista di escrementi sui marciapiedi e sesso consumato in strada». I controlli di polizia hanno riscontrato che gli africani, accampati in viale Vittorio Veneto fino al luglio scorso e poi cacciati dai vigili, hanno tutti documenti regolari e permessi di soggiorno “per ragioni umanitarie”. I volantini che convocano il presidio, appesi sui muri e sulle serrande dei negozi, hanno toni duri. Si chiede alle istituzioni di intervenire contro «un vero schifo» precisando che «è loro preciso dovere». E denuncia «l’arroganza e la prepotenza dei venditori abusivi, non importa se gialli, neri, rossi o bianchi». La manifestazione, proclamata venerdì scorso, ha rapidamente raccolto l’adesione dei comitati dei quartiere di ogni colore politico. E sono arrivate le promesse di presenza da parte degli esponenti partiti, soprattutto di quelli di centrodestra, che sostengono quella giunta comunale a cui i residenti chiedono soluzioni. Mercoledì ci saranno Mario Borghezio e Max Bastoni con le loro “ camicie verdi padane” e l’assessore regionale leghista Davide Boni. Ci sarà una delegazione dei consiglieri comunali del Pdl, come annuncia Carlo Fidanza, e anche Carlo Montalbetti, consigliere di opposizione eletto a Palazzo Marino con la lista Ferrante. Uno schieramento di rappresentanti eletti che non piace al vicesindaco Riccardo De Corato: «I problemi non si risolvono con la piazza — dice — la presenza dei senzatetto molesti si impedisce solo chiudendo la galleria Buenos Aires di notte. Siamo disposti autorizzare i lavori per installare una cancellata a scomparsa anche subito». A pagare i lavori, però, dovranno essere i condòmini, visto che la galleria è privata. A contestare l’utilità del presidio è anche Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in consiglio comunale: «Il Comune dovrebbe trovare il modo di fare stare queste persone in dormitorio, senza tanti clamori», dice.
Repost 0

Presentazione

  • : Tutti contro.......!!!! by clod
  • Tutti contro.......!!!!  by clod
  • : La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
  • Contatti

Archivi