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25 giugno 2009 4 25 /06 /giugno /2009 11:13

Giuseppe Casarrubea - 23 Giugno 2009
Si è svolta ieri la commemorazione del 62° anniversario della strage di Partinico, avvenuta il 22 giugno 1947, quando un commandos di terroristi assaltava la locale Camera del Lavoro (che era anche sede del Partito comunista italiano).
Persero allora la vita i dirigenti sindacali Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono, entrambi artigiani.
L’iniziativa, voluta dalla Camera del Lavoro provinciale, su iniziativa dei dirigenti Pino Gagliano e Totò Bono, ha rappresentato la naturale continuazione della celebrazione di un fatto che ha avuto un grande rilievo nella storia del movimento operaio e contadino non solo della Sicilia, ma dell’intera Italia. Dopo quei fatti, infatti, il sindacato nazionale dichiarò uno sciopero nazionale e le fabbriche si fermarono in tutta Italia per rivendicare democrazia e sviluppo contro il fascismo e quanti volevano impedire il cammino della nuova Italia repubblicana.
La matrice terroristica dell’attentato fu sottolineata anche dal quotidiano “L’Unità” del 24 e 25 giugno 1947. Il primo riportava, infatti, in prima pagina, il titolo “Sanguinose aggressioni fasciste in Sicilia” e un articolo di fondo di Pietro Ingrao sulle “Foze del disordine”, il secondo la proclamazione di uno sciopero generale nazionale della Cgil per mezz’ora. L’Assemblea Costituente, appresa la notizia dell’attentato, interruppe i propri lavori ed espresse la sua condanna contro i mandanti e gli assassini. Anche il ministro dell’Interno Mario Scelba, pur se uffialmente su posizioni depistanti che indicavano nel “fantasma” del bandito Giuliano (come ebbe a dire Scoccimarro in quei giorni su “L’Unità”) la pista su cui indagare, informava De Gasperi sulla natura terroristica degli attentati del 22 giugno e il capo del governo si rivolgeva con un documento riservato al governo siciliano, da poco costituitosi in barba alla vittoria del Blocco del popolo del 20 aprile 1947, parlando apertamente di “minaccia terroristica” (v. il doc. integralmente riportato in basso).
I partecipanti si sono dati appuntamento nei locali della Cgil di via Roma e poi si sono recati in corteo sul luogo della strage per deporvi una corona di alloro.
Qui ha preso la parola il segretario provinciale del sindacato, Maurizio Calà, che ha ricordato quel tragico evento, quando in una stessa notte furono presi di mira, con bombe a mano e mitra, le sedi sindacali e politiche di sinistra di Borgetto, Partinico, San Giuseppe Jato, Cinisi, Carini, Monreale, San Cipirello, causando due morti e una decina di feriti, alcuni dei quali, rimasti invalidi per tutta la vita, come Leonardo Addamo. Fu proprio grazie a Leonardo Addamo che si riuscì a individuare uno degli autori, anche se non l’ideatore, di quella strage: Gaspare Ofria, capomafia locale, alle dipendenze del massone Ignazio Soresi, proprietario di un terreno di centinaia di ettari a Costamanna, rivendicati in assegnazione dai contadini in sciopero in virtù della legge di riforma agraria varata dal ministro dell’Agricoltura Fausto Gullo (1944).
Dopo l’aggressione, e nonostante fosse ferito, l’Addamo estrasse la sua rivoltella di cui era legittimamente in possesso, e per difendere se stesso e i suoi compagni, sparò un colpo contro gli aggressori. Fu colpito, appunto, Gaspare Ofria. Questi, nel rapporto delle forze dell’ordine sui fatti, fu fatto passare come vittima anche lui dell’assalto contro la sede sindacale e del Pci. Errore, questo, che sarà mantenuto anche da qualche storico di sinistra che evidentemente non ha neanche studiato le carte.

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  • : La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
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