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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 11:04

di Carlo Cipiciani (Comicomix)

 

Berlusconi nella gestione del terremoto in Abruzzo è riuscito a spiazzare tutti quelli che lo aspettavano convinti che è un uomo capace solo di fare promesse e non di mantenerle. Perché stavolta ha mantenuto alla lettera la sua promessa di non ripetere le esperienze precedenti

Sì, Berlusconi stavolta ci sta sorprendendo. Abituati come siamo alle sue uscite estemporanee, alle sue “genialate” un po’ sopra le righe, che provvede sempre a smentire alla velocità della luce, non avevamo creduto alle sue chiacchiere alla prova del terremoto, scettici quando ha detto che una nuova L’Aquila sarebbe stata ricostruita in 28 mesi. E soprattutto, quando ha detto, a distanza di poche ore dalla scossa del 6 aprile: “Nella ricostruzione dell’Abruzzo non faremo come in passato“.

Sì, eravamo un po’ esterrefatti: perché in passato ci sono stati casi indubbiamente da dimenticare, come la ricostruzione  dopo il terremoto dell’Irpinia, ma anche esempi di successo: dalla ricostruzione del Friuli, che fu completata con successo in poco più di 10 anni e con la soddisfazione della popolazione, al caso più recente, quello della ricostruzione in Umbria e nelle Marche, pressoché completata in questi 10 anni con la messa in sicurezza di una zona ad alto rischio sismico.

Il premier ha fatto grandi promesse: una ricostruzione veloce e al 100%, in cui le risorse sarebbero state trovate dal ministro Tremonti in modo rapido ed efficace, e soprattutto senza mettere le mani nelle tasche degli italiani con nuove tasse. Ha sfidato tutti - compresi gli amministratori locali e le popolazioni, che non ha voluto neppure disturbare chiedendo il loro parere in proposito - con il suo sogno di una new town per l’Aquila.

Pieni di pregiudizi quali siamo, abbiamo atteso il governo alla prova dei fatti, ma già sicuri che queste promesse sarebbero state smentite. Che anche Berlusconi, insomma, come era avvenuto nelle altre ricostruzioni, anche in quelle meglio riuscite, non sarebbe riuscito ad evitare i disagi, i problemi, le incongruenze, le difficoltà di un’attività complessa e difficile come la ricostruzione di un’area vastissima colpita da un grave sciame sismico.

E invece, siamo qui a chiedere scusa al nostro premier, perche dobbiamo ricrederci. Berlusconi davvero non ha fatto come hanno fatto in passato. Ha stupito tutti con le sue profonde innovazioni. Nessuno tranne lui avrebbe mai pensato a spostare la sede del G8 a L’Aquila terremotata, sovrapponendo la difficile opera di gestione dell’emergenza post sisma e delle tendopoli con l’organizzazione di un evento che comporta attività logistiche, di sicurezza, di ordine pubblico abbastanza straordinarie, trasformando il terremoto in una  straordinaria passerella mediatica. Per questo gli chiediamo scusa.

Chiediamo scusa a Berlusconi perché effettivamente non era mai successo che un governo italiano, dopo un terremoto che ha lasciato senza una casa oltre 20 mila persone, varasse un decreto che passerà alla storia come il decreto abracadabra, in cui non era in origine garantita la ricostruzione del 100% della propria casa ma solo un contributo di 150 mila euro (ovviamente, senza tener conto che ci sono persone più ricche, o case più grandi, o situazioni più complesse). E che anche ora, dopo le correzioni fatte in parlamento, non sono previsti soldi per tantissime seconde case presenti in Abruzzo, che nei casi frequenti di condomini rischiano di bloccare la ricostruzione per anni in contenziosi tra proprietari vicini di casa, che forse non hanno i soldi per ricostruire la loro seconda casa in assenza di contributi.

Non era mai successo che si decidesse di lasciare la gente in tenda per molti mesi, anziché sistemarla velocemente in container in attesa di una casa provvisoria, e che un governo prevedesse stanziamenti modulati su due anni avendo già chiaro che buona parte delle persone resterà in tenda non solo nella torrida estate - con diversi problemi sanitari che stanno già esplodendo nell’ospedale da campo  - ma anche nel gelidissimo inverno abruzzese. Anche perché, dice Alessandro Martelli dell’Enea, a parte i soldi, non ci sono i tempi tecnici per costruire questi moduli abitativi in sicurezza entro novembre, perché “Il cemento armato, dopo essere gettato in fondamenta, ha un tempo di maturazione di 28 giorni durante il quale non è possibile nessun tipo di operazione. E ammettendo anche che entro 2 mesi le migliaia di isolatori necessari siano prodotti, la legge antisismica prevede che ne vengono sottoposti a controllo di qualità in fabbrica almeno il 20% e non ci sono i tempi sufficienti“.

Non era mai  successo che di fronte all’incertezza sui tempi di costruzione delle C.a.s.e., gli innovativi alloggi temporanei fantastici (che più che fantastici sembrano fantasmici), il comune de L’Aquila decidesse con una sua delibera (la n.147) una specie di “si salvi chi può fai da te“, consentendo a chiunque abbia un cortiletto, una piazzola, un bordo strada libero di realizzare, naturalmente a proprie spese, un box, una casetta in legno, un container o una baracca. E non era mai successo che si arrivasse all’emergenza rifiuti perché non vengono erogati i soldi all’amministrazione comunale per garantire i servizi.

Insomma, ammettiamolo: Berlusconi è riuscito a stupirci anche stavolta. Poteva avviare una rapida ricostruzione in emergenza per togliere subito la gente delle tende e sistemarla in moduli abitativi temporanei il più vicino possibile alle proprie case, e contemporaneamente creare consorzi tra tutti i proprietari di prime e seconde case con contributo commisurato al reddito e alla superficie abitativa, e comunque pari al 100% per la prima casa. Ma lui non è scienza, è fantascienza. Lui ha mantenuto la sua promessa. Non ha fatto come in passato. E’ riuscito a fare molto, ma molto peggio.

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  • : La pressione dell’omologazione, l’egoismo altrui lo hanno spinto verso la più triste e irreversibile delle scelte Con lui si è chiusa l’epoca degli ideali della società nuova. Ora, in questa fase di passaggio, dove il ricordo di quegli ideali fluttua nell’aria, sta a noi restituire fiato alle travolgenti spinte del secolo scorso.
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